Ninfomaniac / 1

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Ho visto in un lento pomeriggio troppo caldo Ninfomaniac 1 e 2..

Che dire. Amo il genere erotico, il porno soft, la commedia anni 70 e anche il porno ha una sua dignità.

Ma questo film…. La noia assoluta. Non mi ha eccitato, non mi ha shoccato, non mi ha trasportato in nuovi desideri, non ha tenuto la mia attenzione.

Ma mi ha riportato indietro nel tempo. A quell’età in cui ho scoperto di avere “quel potere” sul sesso maschile. Su quello femmine, ci ho messo un po’ di più.

Lavoravo in un maneggio per allenarmi nelle gare che avrei avuto in autunno. Avevo 15/16 anni. Fra i vari compiti che avevo, accompagnavo anche i soci del Club in lunghe passeggiate. Avevo imparato a riconoscere lo sguardo di chi ti vuole. E il gioco era adorabile. Esercitare per le prime volte il potere assoluto del corpo e del desiderio è stata un’esperienza indimenticabile.

Lui ha resistito per la mia età qualche giorno, aveva figlie femmine più grandi di me e una moglie che frequentavo regolarmente al circolo. Ma sono sempre stata testarda.

Non mi piaceva particolarmente. Ma adoravo il suo modo di guardarmi. Come se dovesse sbattermi contro un muro da un momento all’altro.


Il giorno che siamo usciti a cavallo da soli fissava il modo in cui il mio bacino scivolava appena ad ogni passo dell’animale. Camminavamo affiancati, parlando. Parlavamo del perché a suo parere ero troppo giovane per fare sesso in generale, ed in particolare con lui. Infatti 5 minuti dopo ero di fronte a lui sul suo cavallo, stringendolo vestito con le gambe verso di me. Volevo sentire quanto gli era venuto duro. Poco dopo eravamo stesi nell’erba, i cavalli legati poco più in là.

Non mi ricordo praticamente nulla.. Non deve essere stato molto performante. E dal giorno dopo credo di non avergli quasi rivolto la parola, anche un po’ infastidita da così poca forza di volontà e coerenza.

Quell’estate poi mi sono fidanzata con il titolare del club, single, trentacinquenne, che per un intero anno si è fatto fare solo dei gran pompini.. Perché per il resto ero “acerba”. Ripensando a lui ora.. A certi suoi atteggiamenti.. Credo fosse gay..

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Due birre, due anime

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Sono state le nostre vacanze. 4 giorni. 3 notti. Forse mai così tanto tempo insieme. Così tanto tempo normale di noi.

Fino all’timo atto: due birre cariche. Poche parole. Un altro giro in moto, dove la mia più grande preoccupazione è cercare di non farmi sentire, di non disturbare il ritmo delle tue curve, di non esserci.

Proprio con te che dal primo giorno ho cercato di invadere con tutti i mezzi. Ho cercato di pesare nella tua vita, di esserci, di contare, di essere vista, toccata, amata. Proprio con te che ho cercato di trascinare via con me per reinventarmi.

Qui, dopo queste due birre, due anime leggere piegano in curva. Vai più forte. Piega di più.

Io sarò invisibile. E sarò con te sempre.

Sogno / parte seconda

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Questo è un sogno dell’ansia. Di quelli del dormiveglia del mattino.

Incontro nel suo ufficio deserto un tizio. L’ho già visto per lavoro più volte. Ho la certezza che voglia ben altro da me che una consulenza. E gin qui come la realtà. Poi credo che gli ultimi episodi di True Detective, alcune frequentazioni di questo periodo e qualche bicchiere abbiamo aperto la mia mente al resto.

Mi accompagna, oltre il suo ufficio, in questo palazzo deserto, corridoi, ascensori, altri corridoi. Fino ad arrivare in una sala riunioni in cui una ventina di coppie parlano a turno con una specie di segretaria organizzatrice.  Parlano di esami, di misurazioni e interventi. Come se fosse una clinica.

Non sono a mio agio, mi defilo ed entro in una stanza con le pareti solo di vetri: altissimi, trasparenti. Io nuda. Mi sta aspettando lui, come se fosse già tutto preconfezionato. Fuori piante lussureggianti, di un verde aspro e carico. Fra le foglie l’obiettivo di un fotografo. Urlo, non voglio essere fotografata mentre mi scopa in piedi contro quel vetro, cerco di scappare. Ma sono immobe con l’obiettivo davanti… E il cazzo dietro.

Poi, sto spazio-tempo. Sono scappata e mi inseguono. Fra le strade, in parcheggi cupi. Rientro nel palazzo: un labirinto fatto di pareti strette, ascensori, stanze collegate fra loro. Non trovo l’uscita. Ma trovo una scialuppa. Dentro una ragazza: “non uscirai da qui”. Lei è nuda, morta, solo un viso sporco e magrissimo. Mentre calo le funi divento un uomo. Un maschio che si tuffa nello stesso labirinto divenuto d’acqua.

Riemergo me stessa nel book shop di un museo in cui sto seguendo il mio “datore di lavoro”.

“Sei arrivata finalmente. Ci aspettano per una fotografia”.

#psichiatrabloggercercasi

Sogno / parte prima 

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In queste notti sogno. Cioè lo so che si sogna sempre.. Ma in queste notti stranamente ricordo i sogni. Solo alcuni frammenti. Alcuni lineari, altri complicati e rovinosi.

Ho un flash di te, in una sala per massaggi. Sarebbe opportuno scrivere “massaggi”..

Fatta di grandi poltrone, una ragazza dietro di te che ti massaggiava testa e spalle.

Io davanti.

In ginocchio.

Il tuo cazxo in bocca.

Le mie mani ad allargarti le gambe ed accarezzarti.

Video porno alle pareti.

Sei venuto.

Ho ingoiato.

Sei uscito senza pagare.

SPA

Una SPA per noi..


 
Una bottiglia di vino, che ho praticamente bevuto da sola. Ci siamo mangiati vivi su questa specie di divano. Leccati, succhiati, morsi, divorati. Abbiamo scherzato come sempre su di noi, su come il tempo vada contro ogni legge della fisica quando siamo noi: si dilata, si espande, ma poi si contorce su se stesso, si arrotala, fino a sparire.

Dovevi scappare via. Dovevano lasciare libera la SPA. E io… Mocciosa viziata dal tuo piacere…. Ho approfittato di quelle sbarre, quella specie di spalliera, per ammanettarti. E questa volta eri tu immobile.

Chiamato la reception per avere un ora in più. Ed è stata un’ora in cui ho trasudato potere.

Non amo dominare, almeno non te e non facendo sesso.. Ma qui è stato diverso. Non volevo lasciarti andare. Perché ogni volta è più doloroso. E volevo che sentissi lo stesso dolore acceso. Ti ho graffiato come tu odi, ti ho lasciato segni e denti. Ti ho cavalcato, avuto e ti ho scopato. Ho cercato di prenderti tutto quello che potevo. Con l’angoscia che tanto non ci sarà un’altra volta. E che ogni orgasmo che mi strappi sarà l’ultimo.

Non ti è piaciuto, non ti sono piaciuta. 

Mi conosco: ti sto buttando lontano così da soffrire meno.

Freddo, ghiaccio altero, in arrivo.

La tua mano

La tua mano oggi scivolava pigra sulla mia pelle scura.

È il momento. Prendimi per mano. Ma non intrecciare le tue dita con le mie. Non stringere il palmo nel tuo. Non accarezzare il dorso.

Prendi la mia mano: stringi il mio polso con tutta la forza che hai. E non permettermi di fare un passo avanti o un passo indietro. È il momento. Tienimi. Strattonami. Fammi sentire tutta la forza che hai su di me.

Stringi il mio polso e non permettere che la mia mente si divincoli.

Lascia fra noi giusto lo spazio per allargare le mie gambe e venirmi dentro.

Maniglie

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Un giro in moto.

Io e te. Tu in mezzo alle mie cosce, ma questa volta con una posizione un po’ diversa.

Curve, aria fresca in faccia, verde puro negli occhi. Una libertà che non abbiamo, rubata un’altra volta in più.

Il profumo dei pini che si mischia subito con il nostro, dopo una mattina di sesso.

Ma con gli occhi chiusi, sulla tua motocicletta… La mia mente gira e fa dei vortici. Con le mani dietro la schiena, le maniglie strette per tenermi ed assecondare ogni tuo movimento: il mio cervello mi porta subito nella stessa posizione: occhi chiusi – mani dietro la schiena – il tuo respiro vicino.

E tutta la mia energia si sposta, nel mezzo delle mie cosce. Quel punto che conosci così bene, che le tue labbra trovano sempre. Che ora pulsa. Aspettando di arrivare a destinazione, per poter ricominciare.

Mi porti ancora li’: verso il piacere. Ti fermerei ora in mezzo a queste montagne per poterti avere dentro, così seduti in moto.

Sposto la mano, ti sfioro, ti stringo: tu prendi la mia mano e la riporti dietro, alla maniglia. E la mia schiena si inarca, si riempie di brividi, come quando mi metti la mano sul collo e stringi. E ancora adesso a settimane di distanza sento ritornare la stessa eccitazione e il bisogno di averti dentro ad occhi chiusi. Immobile. Piena.

E mi ritrovo in ginocchio, con le mie mani a cercarti dentro di me.

  

Vino 

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Questa volta era qualcun’altro che aspettava. E aspettava me.

Mi conosce, e mi conosce bene.

Ha preparato un’acciglienza da regina.

Adoro immergermi per ore nella vasca da bagno, anche da sola, con un buon bicchiere di vino… È una delle cose che mi rimettono in pace con tutti i miei mondi.. E lei ha sublimato questo piacere.


Mi ha riempito la vasca con il mio vino preferito. Ed è stato come immergersi nel piacere, una consistenza così diversa sulla pelle, un gusto così diverso in bocca.

Il mix nel momento in cui mi stava venendo sulle mie labbra è stato indimenticabile.

Tanto quanto restare ad accarezzarci i seni e morderci le cosce e sfiorare le lingue con questo nuovo gusto in bocca…

Il circo

Dovrei, almeno in certe circostanze, tentare di essere una brava ragazza.  Ma poi..


  
Vedi questi corpi… E io non riesco a pensare ad altro. Ci sono quei muscoli, quelle proporzioni.

La bellezza allo stato puro.

Non si può non pensare ad accarezzarli, sfiorarli, averli nelle mani.

E avere un grande letto dove ammirare questi corpi e usare questi corpi. Tutta questa bellezza da nutrire.

Ebbene si. Sono al circo e penso solo a questa carne.

Motel K

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Adoro questo motel.

Gentili, accoglienti, professionali. Mai una parola o un gesto in più.

Le camere a tema sono divertenti: spaziano dall’esotico, al classico, per tutti i gusti. Accoglienti, calde e assolutamente ben studiate. Da provare…

Le FantaSuite sono in assoluto il miglior posto per stupire il vostro accompagnatore..e non solo..Antigua può accogliere 4 persone, con un doppio letto.  Relax, spazio, specchi, molta classe, nicchie e vetri e piscina e sauna… Insomma serve molto tempo e buona (e magari abbondante) compagnia per “godere” di questa esperienza…