Un sussurro all’ingresso. Sempre tu che ormai sai di me più di quanto potrò mai sapere io. Che hai visto veramente cosa era sotto tutto.. che senza parole mi sussurri solo “ho bisogno dei tuoi servigi, anche sta sera”.

E mi ritrovo a fine cena, per aprire “le danze”, al centro della sala.

Il tuo uomo (enorme, mascherato, con più fruste che anime) mi toglie a strattoni ogni pezzo del vestito d’epoca. Resto in reggicalze.

Mi appoggia allo schienale lasciando il mio culo in vista. Pare che debba essere punita per qualcosa che sicuramente ho fatto.. avendo fatto di tutto..

L’esperienza è meno forte dell’ultima volta. O mi sto abituando alle fruste o lui è più leggero. Gemo comunque perché è esattamente quello che vogliono sentire. Accogliamo un’altra dama che mi tenga più ferma. E continuo a divincolarmi per il suo gusto di trattenere di più. Il suo compagno si masturba gustando quello che non avrà.

Le facce intorno mi sorprendono sempre. Sono concentrate, attente a ogni suono, a ogni volta che un lembo di pelle atterra sulla mia schiena. La scossa che provo è data più da quegli occhi fissi che non dal dolore. Le donne mi invidiano perché sono la privilegiata, gli uomini in questo momento vorrebbero solo incularmi davanti a tutti.. e il risultato accende talmente tanto la scena e me, che il tuo uomo con le sue mani (Dio dovremmo brevettare le sue mani) mi sfiora appena e si apre il lago… e vengo così tanto da farne il calice per aprire la festa vera e propria, ma io forse sto già a posto così.

 

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