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Ci conosciamo da tanto tempo.

Da tanto tempo siamo amiche. Di quelle che insieme ridono un mondo. Magari non si parlano fino in fondo di certe cose. Ma basta la presenza e l’altra sta bene, si rilassa un po’. Siamo totalmente diverse, eppure ci assomigliamo così tanto e ci riconosciamo così tanto.

È l’unica che conosce l’insieme, che ha in questo momento la visione delle cose nel loro insieme, forse più di me.

L’unica che ha visto gli shooting, con occhio critico o apprezzando. L’unica a cui avrei chiesto di posare per noi.

E inaspettatamente è stato si. Ed è stata follia.

La mia smania da esteta ha dato il meglio nella settimana precedente. Ho acquistato qualunque cosa potessi pensare utile per i nostri scatti.

Non ne abbiamo praticamente parlato. “Farai solo quello che ti senti di fare”. E i discorsi sono state leggere risate e lunghe aspettative.

Fino all’obiettivo. Uno sconosciuto dietro e io fra loro tre. L’adrenalina ha superato qualsiasi sostanza avremmo potuto assumere per essere distese.

Molto più rilassate di quanto nessuno di noi si aspettasse, molto più a nostro agio, molto più attratte di quanto si potesse sentire.

Abbiamo dimenticato l’obiettivo. Abbiamo aggredito il fotografo: belve affamate e sconvte che avevano bisogno di un datore e non uno spettatore. Sempre più concentrate sulla nostra pelle, sui nostri fianchi, giocando con i colori, giocando con il tatto e poi il gusto.

Non dimenticherò mai le risa e il tuo modo di continuare a dirmi “stronza, sei dannatamente brava brutta stronza”. Tanto quanto le nostre labbra insieme.

Troverai per sempre quelle labbra impresse sul mio corpo. Nell’incavo della clavicola, dove le hai appena posate, marchiando a fuoco.

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