Sto cercando di capire fino in fondo il mio rapporto con il dolore. Fisico, reale e psicologico, mentale.

Non l’ho mai cercato, anzi: ho scelto strade e persone safe, magari in salita, storie complesse..ma dove ho sempre avuto il jolly in mano.

Ho rischiato nella professione, mai nell’amore.. E forse questo mi porta oggi qui. A scoprire i lati oscuri di darsi veramente. Di scendere dal piedistallo e rischiare che vada in frantumi. Come me.

Non cerco il dolore, ma inizio ad accettare il rischio che succeda. Di ritrovarmi con le mani congelate da neve sciolta. Perché lo sento nelle ossa, sta arrivando, in un modo o nell’altro.

E come succede spesso il non affrontare il dolore mentale (o forse averlo subito e gestito e ingoiato troppo presto) ti porta ad essere sempre il dominante (o almeno essere convinti di esserlo). 

Ma a novanta gradi la situazione si ribalta, negli ultimi 10 anni ho pianto solo facendo sesso. E il dolore fisico, la sudditanza, portano bruscamente a tornare nella realtà. 

Perché un ennesimo segno sul corpo me lo posso permettere, un segno nell’anima.. No. Non posso.

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