Lo strato apparente: davanti a tutti. Il sole, i sorrisi, i legami, la serenità, l’appagamento, ciò che chiunque incontrandomi invidia, apprezza. Ciò che di me tutti amano.

Lo strato intermedio. Ciò che io amo. Il mio vero io, scovato da te, che sto scoprendo insieme a te. Arrivato all’improvviso, perché non puoi legare il tuono o il lampo:  e così noi.  Una catena di anelli consequenziali di attrazione, complicità, sorrisi veri, pelle, labbra, ore di sesso, giornate di silenzi, fughe, mani, bere, cibo, letti e divani e auto e poltrone e occhi e cervello e astri.

Anelli così stretti e legati fra di loro da formare uno strato, un tappeto elastico di emozioni e vita. Che oggi tiene in piedi quello che sono sopra.. Ma che ha creato un’ombra.

L’ombra del senso di colpa, del “ma sono davvero io”, del “che diavolo stai cercando”: un ombra che ha riaperto la voragine del terzo strato. La punizione. L’occasione che posso dare a tutti per scagliarsi contro di me e cacciarmi dalle loro vite, dalla tua vita.

Lo strato sotto terra, quello in cui mi punisco per l’occasione di essere felice, quello in cui se penso di toccare il fondo.. Scavo. Lo strato in cui farmi del male con tutto il possibile, lasciando che le scritte sul corpo diventino indelebili, che brucino come marchi a fuoco. Una porta aperta per l’autodistruzione. Scavo, scavo sempre più in profondità nel buio, sento in bocca il gusto della terra, del ferro, ma non smetto di scavare, per vedere se prima o poi tutti gli altri strati imploderanno su di me soffocandomi.

In questo momento solo questo: soffocare sotto le macerie di questi strati di vita, che non si sfiorano, ma sono così indissolubilmente legati.. Da spingermi sempre più in basso. Senza sapere se c’è un punto di ritorno.


Senza pace sta notte vago, scavando con le mani. E come sottoterra, non sai in quale direzione stai scavando. Se per sopravvivere o morire.

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