Una villa sul lago. Noi due lontani da un po’. E per la prima volta fuori insieme per due giorni.

Con poche parole in mezzo. Nessuno sguardo. Distanza di chi si conosce poco e vuole tanto. La pelle si cerca, la testa si allontana, il legame si crea con fili leggeri che portano catene, che nessuno dei due può accettare, ipotizzare, sperare, condividere.

Sono tesa, ti ho perso per settimane, sfuggito non so’ per quale sesso. Ma sento il nostro, così oltre le aspettative, così sopra le nostre voglie, così insinuato nelle nostre “vite normali”, che riemerge.. Dentro i tuoi silenzi, nei miei caffè.

E rinasce sulla poltrona della suite, dove mi prendi con la rabbia delle settimane ingoiate. Contro il vetro che da’ sul lago, con lo sguardo perso verso altra vita. Dentro al letto per ore, come se i nostri corpi avessero bisogno di ritrovarsi e ricomporre i loro pezzi. Che se stanno insieme sono diversi. E sentirti dentro di me, nel punto più profondo del mio corpo, con tutto il tuo corpo.

E poi risentirti vagare con la mente, vedere il tuo pensiero che si divincola, non vuole restare, riparte prima di te.

Ma lo capisco. Paura, ansia, voglia e assoluta impellenza di respirare da solo. E’ che lo capisco e ti lascio andare. Ti lascerò per sempre il gusto di me sulle tue labbra, dopo che mi hai baciato per ore, il gusto della colazione speciale di quella mattina.

La villa era deserta, tutta per noi, perché nessuno sarebbe stato all’altezza di noi, insieme, quella notte.

E la colazione della mattina: solitaria fra il salone ed il giardino, con pochi gesti, nessuna parola, quei fili che già si sfaldavano perché saremmo ripartiti da li’ a poco.


Sempre addosso la sensazione che sarà l’ultimo bacio, l’ultima carezza, l’ultima volta che ingoio il tuo sapore. Ogni giorno un addio.

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